Controlli incrociati dell’Inps per quanto riguarda l’Assegno Unico Unversale: 4000 famiglie attenzionate e sotto esame.
L’Inps avvia una nuova tornata di verifiche sull’Assegno Unico Universale e mette sotto esame circa 4.000 nuclei familiari. Il controllo nasce dall’incrocio tra le domande presentate per ottenere il beneficio, le Dichiarazioni Sostitutive Uniche utilizzate per il calcolo dell’Isee corrente e le banche dati dell’Agenzia delle Entrate. Dalle verifiche sono emerse alcune anomalie relative a redditi e patrimoni dichiarati, dati mancanti o informazioni non coincidenti tra i diversi archivi.

Assegno Unico: i controlli dell’Inps
L’Istituto precisa però che le difformità non equivalgono, nella maggior parte dei casi, a un sospetto di frode o a una percezione indebita dell’assegno. Le anomalie possono infatti essere legate a disallineamenti tra i sistemi informatici oppure a errori commessi nella compilazione della DSU. In attesa che ogni singola posizione venga verificata e chiarita, tuttavia, l’importo del contributo viene rideterminato.
La riduzione è già operativa con la mensilità di settembre 2026. Per le famiglie interessate che non dispongono di un Isee considerato valido, l’Assegno Unico scende temporaneamente alla quota minima: 58 euro al mese per ciascun figlio.
La situazione può avere un impatto particolarmente significativo sui nuclei con Isee fino a 17.468,51 euro, che normalmente ricevono un importo superiore a 200 euro per figlio, con una media indicata intorno ai 227 euro. La differenza rispetto ai 58 euro temporaneamente riconosciuti supera quindi i 160 euro mensili per ogni figlio.
Chi è coinvolto e cosa succede
Nei prossimi giorni le famiglie coinvolte riceveranno una comunicazione individuale dell’Inps, nella quale sarà indicata l’anomalia rilevata. A quel punto sarà possibile intervenire per regolarizzare la posizione e impedire che la riduzione diventi permanente.
Le soluzioni previste sono due: presentare una nuova DSU contenente dati corretti o aggiornati oppure trasmettere la documentazione integrativa richiesta dall’Istituto. Se al termine degli accertamenti la posizione risulterà regolare, l’Inps procederà con il conguaglio delle somme non corrisposte durante il periodo di riduzione, riconoscendo gli arretrati spettanti.